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La Collezione
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Mario Rimoldi
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La Collezione - Seconda parte
foto Nel dopoguerra, si cominciano ad intravedere le straordinarie aperture offerte dalla Biennale di Venezia, che spinge Rimoldi a frequentare le prime grandi mostre d'arte moderna, con frequenti puntate anche a Parigi. Scopre così le avanguardie storiche e, a dare un'immagine più vasta del mondo artistico, entrano nella collezione le opere sperimentali di artisti già rappresentati con quadri figurativi come Severini, Sironi, Soldati, Savinio.

Il mecenate continua intanto a raccogliere i grandi nomi del primo Novecento tra i quali Campigli, Carrà, de Chirico, de Pisis, Guidi, Morandi, Rosai, Severini, Sironi e Tosi ed, inoltre, s'interessa ad artisti legati al filone figurativo, promossi non ultimo per i loro legami con l'ambiente veneto, come Cadorin, Cesetti, Saetti, Tomea, Depero.
Ampie sono comunque le aperture anche verso nuovi movimenti che si vanno formando fuori dal Veneto: entrano nella collezione La Zolfara di Guttuso (un quadro per il quale R. rifiuterà offerte di acquisto da parte dell'Hermitage di Laningrado), i protagonisti della nuova sperimentazione, come Corpora, Crippa, Dova, Morlotti, Music, Santomaso, Vedova.
Scopre anche nuovi artisti stranieri, come Kokoschka, Leger, Villon, Zadkine. In breve volgere di tempo, R. si accosta anche ai protagonisti delle neoavanguardie, agli astratti degli anni Cinquanta, mirando a costruire una collezione completa, all'americana, degli artisti più significativi del suo tempo. La conferma del gusto gli viene dal fatto che gallerie inglesi e americane fanno eccellenti offerte d'acquisto per le sue opere. Entrare nella raccolta stava diventando per un artista un riconoscimento ufficiale.

Proprio sul modello del grande collezionismo europeo, inesauribile creatore di gallerie pubbliche, traspare sempre più l'intenzione di legare la collezione a Cortina, mantenendola riunita in una galleria pubblica. Atto ultimo di R. è stato, infatti, l'aver predisposto la donazione (divenuta esecutiva nel 1974 per la mano della vedova Rosa Braun) del fior fiore della sua raccolta alle Regole d'Ampezzo.
Ne è così scaturita una pinacoteca che onorerebbe ogni grande città: la collezione è considerata, infatti, una delle migliori espressioni del Novecento pittorico italiano. Tra i capisaldi della pittura moderna in Italia, oltre che ai 54 de Pisis, spiccano Le Bagnanti di Carena, lo Squero di San Travaso di Semeghini, la Zolfara di Guttuso, il San Sebastiano di Garbari, l'Ile des charmes di Savinio e il Concerto di Campigli.

Negli anni seguenti, numerose sono state le donazioni che hanno arricchito il museo, come quella testamentaria di circa 100 opere di Alis Cabessa Levi.
Noti artisti hanno fatto omaggio delle loro creazioni: è il caso di Music, Gard, Madiai, De Stefano, Gonzales, Seppi, Barbarigo.

Il Museo "Mario Rimoldi" è dunque una realtà viva alla quale le Regole rivolgono particolare attenzione, non solo per la salvaguardia, ma soprattutto per la valorizzazione del preziosissimo patrimonio.

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