logo Museo Paleomtologico

Rinaldo Zardini
riga

Prima parte

Seconda parte


foto Senza conoscere la chimica, si accorge che gli acidi humici distruggono nel tempo la compatta matrice calcitica che ingloba i fossili e non intacca minimamente questi ultimi, specie coralli, spugne, molluschi.
Pezzi rarissimi e stupendi rimangono occultati finché non emergono, del tutto ripuliti, nelle loro architetture. Zardini stimola i ricercatori di tutto il mondo a riprendere il problema delle faune «cassiane» grazie alla spettacolare varietà delle sue raccolte.
Autorevoli Università studiano i suoi fossili. Pian piano, comincia a far conoscere, attraverso pubblicazioni sue o in collaborazione con noti specialisti di tutto il mondo, il materiale raccolto: lamellibranchi, cefalopodi, gasteropodi, spugne, echinodermi e bivalvi sembrano non avere più segreti per lui.

Il suo apporto è così importante che viene nominato ricercatore affiliato allo Smithsonian Instituton di Washinton. La Facoltà di Scienze Naturali dell'Università di Modena gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Naturali, affermando che: «Zardini ha superato di gran lunga la soglia che divide il collezionista dallo scienziato»

La montagna e quanto essa custodisce ebbe da lui una dedizione totale. Visse interamente il suo sogno, come un ragazzo, quale egli rimarrà fino alla morte, avvenuta il 16 febbraio 1988.

Vai alla prima parte